La commissione, presieduta dall’on. Mongiello, ha fatto il seguente quadro delle contraffazioni dell’olio di oliva extravergine:

La produzione nazionale è stata sempre inferiore rispetto alla richiesta, e questo obbliga a importare in Italia prodotti provenienti non solo da Spagna e Grecia, ma anche dal Nord africana e dal Medioriente (circa 600.000 tonnellate l’anno), ancor più in caso di annate particolarmente sfavorevoli come quella del 2014-2015: quindi molte aziende lavorano nella miscelazione di prodotti di diversa origine. Esiste un fortissimo rischio che siano commercializzati prodotti fortemente adulterati e manipolati attraverso l’aggiunta di additivi o imbottigliati in maniera fraudolenta. Ci sono varie forme di truffe  possibili: in particolare, nella parte alta della filiera, sono messe in atto dai frantoi attraverso la lavorazione di olive provenienti dall’estero  che vengono commercializzate come prodotto italiano (anche se il fenomeno è stato ridimensionato con l’introduzione del registro SIAN – Sistema informativo agricolo nazionale – da rafforzare ulteriormente  e da estendere anche a livello europeo);  ovvero avvengono nella fase industriale, con la commercializzazione  come olio extravergine di olio deodorato (proveniente in particolare dalla Spagna) oppure di olio di soia. C’è poi anche il fenomeno della miscelazione impropria fra l’olio extravergine e olio di categoria diversa (quindi olio di oliva vergine e di sansa di oliva) con successiva commercializzazione come olio extraavergine. Accanto ai profili sanitari, per i rischi sulla salute del consumatore (come nel caso delle inchieste  The Good of Italy e Aliud pro olio), ci sono gli aspetti di natura commerciale, che danneggiano economicamente il consumatore ed il produttore onesto.

Questi i rimedi suggeriti dalla commossione:

a) miglioramento dei controlli sulla produzione dell’olio extravergine

b) definizione in sede pubblica di metodi per la certificazione su basi scientifiche delle caratteristiche organolettiche del prodotto e l’origine geografica dello stesso

c) introdurre anche per l’olio il sistema di certificazione della merce e del trasporto oggi adottato per il vino (sistema MVV);

d) consentire una completa ed esaustiva tracciabilità delle partite di olio oggetto di trasformazione, integrando i portali del SIAN e con quelli degli enti territoriali competenti nel settore agricolo

e) introdurre un registro ufficiale delle rese produttive dell’olivo e le corrispondenti rese olearie delle diverse varietà presenti in Italia;

f) monitorare il profilo del deposito delle partite di olio nel corso dell’anno

g) assicurare il riconoscimento del valore probatorio, in sede processuale, dell’analisi organolettica (panel test) sull’olio d’oliva.

Per vedere l’intera relazione della commissione:

La contraffazione degli oli di oliva: relazione della commissione di inchiesta parlamentare

 

I risultati della commissione parlamentare d’inchiesta sulla contraffazione dell’olio di oliva

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